Settimana Identitaria 2025, tavola rotonda dedicata alle sfide dei piccoli comuni. Prof. Pazzagli: “Il futuro dei borghi? Luoghi di comunità per vivere bene”

Convegno Piccoli Comuni

Proseguono gli eventi della Settimana Identitaria 2025, la terza edizione che rende Pietramontecorvino il comune protagonista dei Monti Dauni. Un’ occasione per discutere su temi che riguardano da vicino il poccolo borgo, come il convegno che si è tenuto il 15 maggio dedicato al futuro dei piccoli comuni e delle aree interne. L’incontro ha visto un’ampia partecipazione e ha offerto spunti di riflessione cruciali sulle sfide e le opportunità per questi territori.

Pazzagli: “Italia, Paese di paesi”

Ad aprire i lavori è stato il prof. Rossano Pazzagli, dell’Università del Molise e della Scuola dei Piccoli Comuni, con una relazione incentrata sul tema “Piccoli comuni, identità, aree interne“. Il professore ha sottolineato come l’Italia sia un “Paese di paesi”, con quasi il 70% dei comuni al di sotto dei 5.000 abitanti. Questi piccoli centri, spesso situati in aree interne e montane, costituiscono la “spina dorsale della nazione” e il livello fondamentale della democrazia e del rapporto tra cittadini e istituzioni.

Pazzagli

Il prof. Rossano Pazzagli dell’Università del Molise

Pazzagli ha posto l’accento sulla necessità di una nuova visione per queste aree, che non devono essere considerate una semplice espressione geografica, ma una “condizione” caratterizzata da disuguaglianze e da un processo di marginalizzazione che le ha trasformate in una “grande periferia italiana”. Tuttavia, proprio in questi luoghi risiede un immenso “patrimonio territoriale”, fatto di paesaggi, prodotti e una ricca struttura insediativa e agro-forestale che necessita di essere valorizzato.

Il professore ha poi offerto una riflessione profonda sul concetto di identità: “L’identità è un processo più che un dato, poiché con l’identità si diventa protagonista attivo, anche del cambiamento e delle trasformazioni, a differenza delle radici“. Questa concezione dinamica dell’identità si lega alla necessità di un percorso di “rigenerazione possibile” per le aree interne, che parta dall’analisi delle vocazioni territoriali, dal coinvolgimento delle comunità locali e da una visione strategica che punti a creare “comunità dove si può vivere bene“.

Pazzagli ha inoltre evidenziato l’urgenza di un cambio di paradigma, sottolineando che “bisogna rimodulare l’accesso ai diritti, che attualmente è diverso in base a dove si abita“. Per invertire la tendenza allo spopolamento e alla crisi, è cruciale, secondo il relatore, “far passare l’idea che l’innovazione è più importante nelle aree interne rispetto alle città, perché è in queste aree che diventa fondamentale per avere un’idea di rigenerazione, per uscire dalla logica dei numeri“. Un percorso che richiede partecipazione, integrazione dei soggetti, una logica sovracomunale e la capacità di “informare e raccontare fuori dagli stereotipi“.

Una Tavola Rotonda tra criticità e nuove prospettive

A seguire, si è svolta una tavola rotonda sui temi sollevati dal prof. Pazzagli. Al dibattito, intitolato “Aree Interne: Identità e Innovazione“, hanno preso parte figure chiave del territorio e delle istituzioni: Lino Marchese (presidente Area Interna “Monti Dauni”), Pasquale De Vita (presidente GAL Meridaunia), Sabrina Lallitto (sindaco di Casacalenda), Filippo Schiavone (presidente Confagricoltura Foggia), Virgilio Caivano (Piccoli Comuni) e Gianfilippo Mignogna (già sindaco di Biccari e autore del libro “Dalla parte dei Paesi”).

Tavola Rotonda

La tavola rotonda alla conclusione del convegno

Il confronto si è concentrato sulle nuove direttive della Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI). I relatori hanno espresso forte preoccupazione per un approccio che sembra certificare le criticità esistenti, prefigurando una sorta di “cronicizzazione” di tali problematiche, senza offrire spunti per invertire la rotta. Secondo il Piano, infatti, queste Aree “non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza, ma non possono nemmeno essere abbandonate a sé stesse: hanno bisogno di un piano mirato che le possa assistere in percorso di cronicizzato declino e invecchiamento in modo da renderlo socialmente dignitoso per chi ancora vi abita“. Sarebbe una vera condanna per un numero non trascurabile di piccoli comuni e per abitanti, comunità e amministratori locali che, loro sì con grande dignità hanno deciso di non arrendersi. Dal dibattito è quindi emersa la necessità di politiche più incisive e mirate, capaci di sbloccare il potenziale delle aree interne e di contrastare attivamente lo spopolamento e la marginalizzazione, puntando su innovazione, servizi e sulla valorizzazione delle identità locali come motori di sviluppo.

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